domenica 29 gennaio 2017

[Recensione/Analisi]Il Piccolo Principe-Antoine De Saint-Exupéry

Autore: Antoine De Saint-Exupéry
Titolo: Il Piccolo Principe; Originale: Le Petit Prince
Traduzioni a cura di: Nini Bompiani Bregoli
Editore: Tascabili Bompiani
Codice ISBN: 978-88-452-4741-5
Trama: «Sei anni fa ebbi un incidente col mio aeroplano nel deserto del Sahara. Qualche cosa si è rotta nel motore, e siccome non avevo con me né un meccanico, né dei passeggeri, mi accinsi da solo a cercare di riparare il guasto. Era una questione di vita o di morte; perché aveva acqua da bere soltanto per una settimana... Potete immaginare il mio stupore di essere svegliato all'alba da una strana vocetta: "Mi disegni, per favore, una pecora?"... E fu cosi che feci la conoscenza del piccolo principe.»
A cinquant'anni dalla pubblicazione negli Stati Uniti del libro, Il Piccolo Principe è divenuto un long seller internazionale, un testo-chiave di formazione. Antoine De Saint-Exupéry, il suo autore, era un aviatore e un umanista: adorava volare e s'interessava agli uomini. Qualche mese dopo l'apparizione del suo capolavoro,scomparve in aereo sul Mar Mediterraneo. Ma la favola del ragazzino dai capelli d'oro continua.
Voto: 10/5 eeeeeeh si
Tutti i grandi sono stati bambini una volta.
(Ma pochi di essi se ne ricordano).
 Buy(+lingua originale+ versione Giapponese per Kindle)

DA QUI POSSIBILI SPOILER IO VI HO AVVISATI!
Approfittando che stasera farà il film ho riletto il piccolo principe e l'ho finito tutto in un paio d'ore, tuttavia credo che per la recensione ci metterò un po' prima di postarla perché mi piacerebbe analizzare il testo come ho fatto con 1984 di Orwell (inizio quindi il 16 gennaio 2017). Dato che poi ho preso appunti del film, recensirò anche quello quindi come al solito, mi verrà una cosa lunghissima abbiate pazienza :D

 Allora, partiamo dal fatto che ci sono libri a cui tengo, libri a cui sono affezionata, libri in cui addirittura mi ci vedo spiaccicata dentro, ma questo è quell'unico libro che proprio mi fa scendere i lacrimoni. Un libro che andrebbe letto sempre (e spiegato, dibattuto, dialogato, Vissuto). Non me l'hanno mai fatto leggere a scuola e da piccola, quando lo sentivo nominare, credevo che fosse il libro del piccolo lord (non so se vi ricordate quel film con quel bambino biondo, petulante come una piaga nel c... emmh sedere. Comunque ricordo solo che era petulante, poi ero piccola quindi magari dovrei leggere anche quello). Comunque non me l'hanno mai assegnato a scuola. GRAVE. L'ho letto da grande perché lo hanno, invece, assegnato a mio fratello. Tuttavia non so se ritenerlo un peccatissimo perché penso che se lo avessi letto troppo presto forse non l'avrei capito. Alla fine sono arrivata alla conclusione che questo libro è venuto da me nel momento giusto.

Vorrei premettere il fatto che parlerò di tantissime cose che probabilmente non sono nemmeno il fine del libro, ma se avete capito il mio modo di analizzare, metterò tutto ciò, tutte le riflessioni che questo testo mi ha suscitato.
Quello che ci sottolinea la prefazione, scritta da Nico Orengo, è la perdita della spensieratezza infantile da parte degli adulti e ne parla come se fosse la colonna portante della storia il che è vero, tuttavia non ruota tutto intorno a questo solo argomento, la reputo un po' un offesa. Come egli stesso dice Saint-Exupéry era un UMANISTA, e in questo racconto lui ha inserito, sotto forma di osservazioni o curiosità infantili MOLTO DI PIÙ di quello che sembra: L'ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI.
Io direi di andare a scavarlo questo essenziale no?
Sei anni è l'età in cui tutto d'un colpo il mondo si rivela senza limiti e in cui bisogna riuscire, che lo si voglia o no, a far passare questa immensità sconosciuta (l'immaginazione) attraverso l'apertura stretta dell'imbuto (convenzioni sociali) [...] Difficili da capire, poiché sui pianeti gli adulti, dimentichi per la maggior parte del piccolo mondo della loro infanzia, avevano adottato un ragionamento a circolo vizioso.
Tenete a mente questa osservazione.
Iniziamo subito con una domanda rasoterra: Quando l'aviatore (che è l'autore Saint-Exupéry perché, benché di fatto strano, questo romanzo rientra negli auto-biografici, anche qui sta la genialità di questo autore) incontra il piccolo principe?
No la risposta non è quando precipita nel deserto ma quando è SOLO. Vi ricordate quando in 1984 vi parlai della solitudine di Winston e che per essa, lui era disposto a credere anche ai finti sguardi di O'Brien? (li paragonerò molto spesso perché, anche se sembra assurdo, parlano della stessa cosa solo che 1984 lo fa in modo apocalittico, il piccolo principe in modo "positivo") Il problema più grande per l'essere umano e parlo a livello genetico, un problema ancestrale che è nato con l'uomo e che lo ha accompagnato sempre è la paura della solitudine. La caduta nel Sahara non è casuale. Solo che per i due assume un significato diverso: per l'aviatore, cadere nel deserto vuol dire cadere nell'oblio a cui i dettami sociali degli adulti ti condannano -infatti lui dice di non ricordare più come si disegna, perché dopo averlo "costretto" a disegnare solo il boa con l'elefante sia di dentro che di fuori, per far valere la sua prospettiva del mondo, non ha avuto più modo di disegnare altro- La caduta nel deserto del piccolo principe, invece, è la perdita -momentanea- di sé stesso, la perdita di vista delle cose essenziali per lui.
Il ritrovarsi in un deserto quindi in una condizione di disagio di entrambi, dovrebbe ricordarci di non lasciare mai solo nessuno. Questo è il primo grande insegnamento "nascosto".

"Ciò che abbellisce il deserto" disse il piccolo principe, "è che nasconde un pozzo in qualche luogo..."

 Il pozzo della speranza, ma anche il pozzo della crescita personale. Quando hai superato la solitudine, scoprendo l'essenziale, avrai trovato il tuo pozzo d'acqua. E Cos'è l'essenziale? Questo meraviglioso libro ci spiega la dualità dell'essenziale: L' essenziale soggettivo, che riguarda tutta la nostra sfera personale e l'essenziale oggettivo, l'altro che fa parte del nostro mondo e con cui lo condividiamo e che, come vedremo, non è chiunque! Sono quelle persone a cui NOI diamo importanza.

La bellezza della fantasia.
Quando lo lessi la prima volta, sono stata tantissimo tempo a capire da dove l'aviatore avesse preso l'idea di disegnare una scatola piuttosto che una pecora. E se ci penso, ancora adesso, credo che non mi sarebbe mai venuto in mente di disegnare una scatola, quindi avrei avuto davanti un bambino insoddisfatto per sempre. Non si tratta di non avere fantasia in realtà ma è il concetto della semplicità.
È un concetto che ho diciamo, capito quando sono andata in Corea. I Coreani (ma qualunque paese avanzato tecnologicamente quindi cinesi, giapponesi, americani ecc) hanno una grande mente per cose tecnologiche che vanno anche oltre l'attuale possibilità a nostra disposizione, ma poi, si perdono tipo in cose semplicissime come organizzare un uscita o addirittura organizzarsi la vita. Questo purtroppo, nel suo senso peggiore, porta ai tristemente famosi fenomeni come i Karoshi (morti per troppo lavoro) e Hikikomori (persone che si rifiutano di vivere nella realtà). Si chiama anche "senso pratico" che è strettamente collegato alla fantasia di cavarsela sapendo affrontare le situazioni che la vita ci pone davanti in modo funzionale. Ecco, a chi ha una mente che va troppo avanti senza guardare il punto di partenza di questo sguardo né cosa sta intorno, perde il senso pratico, quella fantasia semplice e pratica, ed ecco che davanti ad un bambino che ti chiede una pecora e che non gliene va bene una, qualsiasi adulto entra nel panico.
Credo, e ci sono anche molti articoli psicologici che ne parlano, che l'andare a scuola UCCIDE un buon 75% dell'istinto umano che viene ahimè plasmato in base alla società in cui si cresce, si cominciano a creare muri nella mente e si ragiona per reparti stagni.
Come ha fatto l'aviatore quindi a ritrovare il senso pratico che gli ha portato l'idea della scatola? Semplice. L'aviatore ha ritrovato il se stesso bambino. Il piccolo principe non è un bambino che gli ha ricordato come si fa ad essere bambini ma è se stesso. E si è dovuto sdoppiare perché deve trovare l'equilibrio tra i due essenzialismi della vita. Come si ritrova se stessi? Prima che qualsiasi convenzione sociale possa mettere le sue sporche mani sulle nostre menti? Ci si ritrova solo perdendosi ragazzi. Una cosa che non si perde non si ritrova, si chiama logica. Ed Infatti, l'aviatore ci dice di aver fatto la conoscenza del piccolo principe solo dopo avergli consegnato la scatola, NON prima.
(Sappiate che mentre scrivo questa analisi piangerò come se non ci fosse un domani hahaah). Il piccolo principe viene dall'asteroide B612 (personalmente mi son segnata i numeri ma è un argomento troppo complicato da riportare qui poi vado off topic, sto cercando di studiare la numerologia -che non è matematica-) In realtà credo, si faccia un po' di confusione nel testo tra asteroidi, stelle e pianeti ma questo non è di fondamentale importanza. La cosa che noterete è che né il piccolo principe né gli uomini tipo il re, il vanitoso ecc sugli altri pianeti hanno una casa o hanno comunque un "modo di vivere" normale, questo perché ogni cosa è una pura allegoria di un aspetto umano. Come vi dicevo prima Saint-Exupéry è un umanista, e in questo libro ci dimostra perfettamente quanto a fondo lui studiasse le persone (che non vuol dire studiarle sui libri ma saperle osservare, anche io mi reputo un po' tale sopratutto me ne sono resa conto in base a quello che penso dei personaggi dei libri che leggo. In quanto credo che anche la persona più meschina abbiano tutti un loro perché ed ecco che non tollero i personaggi vuoti). Quindi cosa c'è, oltre al piccolo principe su B612? sappiamo che ci sono 3 vulcani (di cui uno spento) e una rosa. Se lui non si prendesse cura di B612 ci sarebbero anche i Baobab, i semi "Cattivi".
Noteremo, che su ogni pianeta c'è l'essenziale per ogni categoria di persona. È come se Saint-Exupéry avesse preso alcuni dei difetti umani e li avesse isolati proprio per dimostrare che da soli, queste "condizioni", sono fini a se stesse e non ci aiutano assolutamente a vedere l'Essenziale. Il primo pianeta di cui si parla è proprio quello del piccolo principe e, come abbiamo visto, ci sono pochissime cose, cose essenziali per un bambino. Un bambino non pensa alla spesa, ad un letto, ai vestiti perché un bambino amato ha già normalmente queste cose quindi lui si occupa del suo essenziale, di quello di cui lui può occuparsi ossia la sua fantasia, e a coltivare il proprio sé, i propri valori (la rosa) cercando di non far impiantare in se stesso i semi cattivi (i baobab) e questo è un processo che si manifesta durante la crescita. I vulcani sono cose insite che sono dentro di noi, ci piacciano o no, ci sono e dobbiamo prendercene cura onde evitare diventino più brutti e/o distruttivi, quindi ecco il piccolo principe che pulisce diligentemente il camino dei due vulcani attivi, tenendo sotto controllo quello spento "perché non si sa mai" e anzi, usandolo anche in modo utile a prescindere dalla sua natura, eccola qua l'arte di arrangiarsi!
I Baobab, ormai si è capito, sono i semi cattivi che crescono nel momento in cui smettiamo di prenderci cura di noi stessi. una persona che si vuole bene e si rispetta,  vuole bene e rispetta anche gli altri e vi invito a riflettere una volta di più su questa lezione. Quanti baobab credete che abitano nel pianeta/mondo/cuore dei bambini che bullizzano gli altri?
I grandi si immaginano di occupare molto posto. Si vedono importanti come dei baobab.
Il piccolo principe chiede una pecora che mangi gli arbusti di baobab per aiutarlo. I bambini hanno bisogno di noi per aiutarli  crescere in modo sano. I bambini con dei baobab nel cuore sono adulti mancati. I bambini sono simulatori

e ditemi che capite lo spagnolo 😄 l’emulazione in positivo avrebbe questo risultato (se non capite lo spagnolo fatemelo sapere nei commenti che vi faccio una mini traduzione)


Se ci fate caso, da quando la mediaset ha smesso di trasmettere i cartoni animati che bene o male trasmettevano valori come l'amicizia, il volersi bene e cose del genere, i bambini non sanno più giocare e il bullismo è aumentato a livelli vertiginosi. Rendetevene conto.
Tornando a noi,  un altra cosa che ha il piccolo principe sono i tramonti. Quello che noi fatichiamo ad accettare è che anche i bambini hanno momenti di malinconia e tristezza "sei piccolo che problemi hai?" Non si tratta di avere problemi ma di avere momenti che hanno tutti a qualsiasi età.

"Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!" e più tardi hai aggiunto: "Sai... quando si è molto tristi si amano i tramonti..."
"Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?" Ma il piccolo principe non rispose.

Il piccolo principe era triste perché non si rendeva conto di quello che aveva (ma lo capiamo tra un po', si tratta comunque dell'insoddisfazione mitocondriale dell'uomo, che lo spinge a cercare anche un dio. E questo non ha nulla a che fare con le religioni).
Torniamo un attimo alla Rosa, perché il rapporto con la rosa è un po' la chiave, ricordo che la rosa rappresenta i valori del piccolo principe, il se' stesso da amare anche se si è capricciosi ed è un amore senza fine. Nel momento in cui non si capisce più cosa è essenziale, si perde di vista quello che si ha, anche se stessi, ed ecco che il piccolo principe si allontana da se, esplorando vari mondi, esplorando tutto quello che il diventare adulti ti riserva, vedendo però ogni condizione umana isolata e quindi ha la possibilità di rendersi conto che ogni mondo, non è il mondo che vuole per se stesso e cosi via fino ad arrivare al fondo, alla terra, dove ci si sente soli anche tra milioni di persone come gli dirà il serpente.
Nel momento in cui il piccolo principe chiede una pecora per aiutarlo con i baobab non si rende conto che questa decisione può porre fine anche alla sua Rosa e che quindi la pecora può mangiare entrambi. E' un po' come funzionano gli aiuti esterni no, la maggior parte delle volte un aiuto di un amico non è mai disinteressato, ed è brutto ma è così, quindi si hanno in ogni caso delle conseguenze, come qualsiasi scelta che noi facciamo su questo mondo ha delle responsabilità sia per noi che per gli altri. Lui credeva che la rosa avrebbe potuto difendersi con le sue spine che lei stessa decantava come talmente forti da difenderla da una tigre ma non è vero. E l'aviatore con la sua logica non fa altro che mettere il dito nella piaga. Questa scena mi ricorda a quante volte avrei solo voluto essere rassicurata, anche dall'alto dei miei 27 anni e invece mi sono sentita dire "consigli" che credetemi, quando non sono richiesti, non fanno altro che innervosirmi ancora di più perché non mi sento capita. Mi sento sola. Ecco qui la situazione è questa.

"E tu credi, tu, che i fiori..."
"Ma no! Ma no! Non credo niente! Ho risposto una cosa qualsiasi. Mi occupo di cose serie, io!" Mi guardò stupefatto.
"Di cose serie!"
Mi vedeva col martello in mano, le dita nere di sugna, chinato su un oggetto che gli sembrava molto brutto.
"Parli come i grandi!"
Ne ebbi un po' di vergogna. Ma, senza pietà, aggiunse:
"Tu confondi tutto.... tu mescoli tutto!"
"Io conosco un pianeta su cui c'è un signor Chermisi. Non ha mai respirato un fiore. Non ha mai guardato una stella. Non ha  mai voluto bene a nessuno. Non fa altro che addizioni. E tutto il giorno ripete come te: 'Io sono un uomo serio!'  e si gonfia di orgoglio. Ma non è un uomo è un fungo!"

Signori, vi presente l'essere umano oggi: UN FUNGO. Un parassita che pretende di dettar legge su cose che non ha mai detto e fatto, un prete che da lezioni alla famiglia quando lui non può averne una, un governo che chiede sacrifici economici al suo popolo quando non fa altro che sguazzare in soldi che non gli sono dovuti. Una mente matematica e logica che ha dimenticato la bellezza, la filosofia, l'arte, LE COSE ESSENZIALI. (ci ritorneremo) Il piccolo principe continua:

"Da migliaia di anni i fiori fabbricano le spine. Da migliaia di anni le pecore mangiano tuttavia i fiori. E non è una cosa seria cercare di capire perché i fiori si danno tanto da fare per fabbricarsi delle spine che non servono a niente? Non è importante la guerra fra le pecore e i fiori? E se io conosco un fiore unico al mondo, che non esiste da nessuna parte, e che una piccola pecora può distruggere di colpo, così un mattino, senza rendersi conto di quello che fa, non è importante questo!"
Arrossì, poi riprese: "Se qualcuno ama un fiore, di cui esiste un solo esemplare in milioni e milioni di stelle, questo basta a farlo felice quando lo guarda, ma se la pecora  mangia il fiore, è come se per lui ad un tratto, tutte le stelle si spegnessero! E non è importante questo!"

Solo in questo piccolo pezzo si toccano vari argomenti. Innanzitutto la superficialità di oggi nel trattare cose che grazie alla tecnologia oggi sembrano scontate. Magari secoli fa era importante sapere se una pianta aveva le spine perché magari poteva essere velenosa. È grazie a questa attenzione che avevamo che oggi abbiamo la moderna medicina, questa è una cosa che non si dovrebbe scordare mai, e invece...
In secondo luogo, ricordando sempre che la Rosa rappresenta la personalità che un bambino cura e coltiva, mi ricollego al tema bullismo. Quando ad un bambino viene distrutto quello che sta costruendo, ossia se stesso, si sente esattamente come se tutte le stelle si spegnessero. Ma questo succede anche agli adulti quando gli viene soffocata un idea, un progetto a cui si stava dedicando con tutto se stesso. Tutte le persone si sentono uniche e lo sono perché è proprio quello che ci mettono nel curare la propria Rosa a renderli unici. Tuttavia più avanti, il piccolo principe scoprirà che il suo fiore non è unico ma ci sono altre miliardi di rose, e sarà qui che verrà in soccorso il discorso della volpe, che è speculare a quello della Rosa. Quando vi prendete cura del vostro cane, voi potete impazzire per qualsiasi cane ma è il vostro quello in cui vi rispecchiate, quello che date da mangiare, che abbracciate se dorme vicino a voi, e magari il vostro cane sarà un cane come altri miliardi ma sarà unico per voi e tanto basta. Capito ora il discorso? Questo per quanto riguarda Le cose esterne a noi di cui ci prendiamo cura, ma quando ci prendiamo cura di noi stessi magari quando ci impegniamo ad essere gentili ad esempio, poi viene il primo idiota e vi chiama femminuccia, sminuendo tutto il lavoro che state facendo, è questo di cui si parla. La maggior parte delle persone si sente triste, sconfitta, senza capire che la vera sconfitta è quella persona che non fa nulla per coltivare la propria Rosa.
E poi si conclude con una frase che a me ha commosso tanto:

"Non sapevo come toccarlo, come raggiungerlo... Il paese delle lacrime è così misterioso".

C'è una frase bellissima che dice che prima di toccare l'anima di qualcuno bisogna levarsi le scarpe perché è un luogo sacro. L'unica cosa che poteva fare l'aviatore era stargli vicino in silenzio. Non crediate che quando state in silenzio non serva a nulla, la sola presenza parla molto di più di quanto crediate.
Poi è venuta una parte bellissima che mi ha spezzato sul serio. Ed è stato quello che ha fatto prendere la decisione al piccolo principe di andare via:

"Avrei dovuto non ascoltarlo", mi confidò un giorno, "non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli (viverli). Il mio, profumava il mio pianeta (e già faceva tutto quello che un fiore può fare), ma non sapevo rallegrarmene. Quella storia degli artigli, che mi aveva tanto raggelato, avrebbe dovuto intenerirmi". E mi confidò ancora: " Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per saperlo amare".

Ma ero troppo giovano per saperlo amare. Era troppo giovane per sapersi amare, e quindi per poter amare a sua volta qualsiasi cosa. È qui che il piccolo principe ci insegna anche come amare. Quando non ci si basta a se stessi si va in cerca di qualcosa che appaghi questo vuoto. Quando lui va via la rosa gli dice una cosa tipo -ti voglio bene e tu non l'hai saputo per colpa mia- un piccolo monito per non giudicare subito e non farsi prendere dalle apparenze, a volte, i comportamenti più scontrosi nascondono dei sentimenti veri. La storia degli artigli era una sorta di protezione quando si ha paura di apparire troppo fragili, ecco perché lui dice che avrebbe dovuto intenerirsi, perché l'ostensione per amore e non per superbia fa davvero tenerezza.
Il primo asteroide in cui sbarca il piccolo principe è dove vive un re. La condizione umana di voler comandare su tutti. Su questo pianeta c'è solo un trono ed è di questo quello di cui si nutre questa condizione, una soprelevazione su un tutto che alla fine è niente poiché il re non ha nessuno su cui governare e nel momento in cui può farlo, cioè quando c'è il piccolo principe, viene fuori che non può farlo neanche allora. L'uomo non ha potere di vita, morte e tramonti. Non può far ne sorgere ne tramontare il sole quindi non comanda nulla, ma la furbata delle "condizioni favorevoli" e quello di cui molti si sono serviti nei secoli per legittimarsi sugli altri. Tuttavia il re ci da un saggio insegnamento che ha imparato a sue spese:

"Giudicherai te stesso", gli rispose il re. "È la cosa più difficile. È molto più difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti bene è segno che sei veramente un saggio".

Il secondo pianeta è quello del vanitoso. I vanitosi non sentono altro che le lodi. Non è questa una bruttissima condizione? Il piccolo principe gli fa notare che non può essere "più" di qualcun'altro perché è da solo ma egli non sente. "io ti ammiro, ma tu che te ne fai?" non trovate sia penoso? Una persona che che invece di coltivare la sua Rosa ha coltivato solo il suo ego, di conseguenza non importa cosa pensi di se stessa basta che gli altri pensano bene di se. L'apparenza. In pratica, puoi essere anche un pezzo di merda ma se gli altri ti vedono più bello, più ricco e ti ammirano, puoi nascondere il vuoto che hai dentro. Mi ha ricordato un po' l'assassino di Amabili Resti, un altro bellissimo romanzo di cui parleremo poi.

Il terzo, il pianeta dell'ubriaco, la condizione della sconfitta e dell'oblio. "Perché bevi?""Per dimenticare che ho vergogna" di cosa? ha vergogna di bere. Perché lo fa? Per i due motivi scritti su. Essendo già adulto non ha potuto coltivare la sua Rosa di conseguenza non può trovarsi perché non ha nulla da perdere ed è uno sconfitto in partenza. È questo, il danno che stiamo facendo alle nostre generazioni.

Il quarto pianeta è quello dell'uomo d'affari che diventerà una figura importante nel film che è stato fatto nel 2010. È interessante notare come questo paragrafo spieghi molto facilmente come funziona il signoraggio bancario. L'uomo d'affari conta e amministra stelle (soldi) che materialmente non possiede. Così funzionano anche le nostre banche.

"E che te ne fai di queste stelle?"  (che conti)
"Niente. Le possiedo."
"E a che ti serve possedere le stelle?"
"Mi serve ad essere ricco."
"E a che ti serve essere ricco?"
"A comprare altre stelle, se qualcuno ne trova".
"Come si può posseder le stelle?"
"Di chi sono?" rispose l'uomo d'affari. 
"Non lo so, di nessuno"
"E questo basta, Quando trovi qualcosa che non è di nessuno è tua"

Sostituite la parola -stelle- a -soldi- e riflettete. Innanzitutto non è vero che se qualcosa non è di nessuno è tua perché tutto ha sempre un padrone. Quando non ce l'ha è perché quella cosa ancora non esiste. Le stelle ci sono perché sono create dalla natura, ma dato che lui le vede lì e nessuno ha pensato di appropriarsene lo fa lui, ma resta il fatto che le stelle non sono sue. I soldi quando sono di banche private sono di quelle banche tanto è vero che se te li fanno usare TE LI PRESTANO A DEBITO. Quando invece i soldi sono creati da una banca nazionale sono del popolo e nessuno può "prestarti i soldi" perché sono di quello stato (le stelle sono della natura) ma se le stelle sono dell'uomo d'affari, se le vorremmo dovremmo chiedergliele in prestito. L'uomo d'affari rappresenta la condizione umana peggiore. Il capitalismo, il consumismo e la bravura di Saint-Exupéry è essere riuscito a mettere tutte queste brutte cose in queste tre pagine. Ed ecco la lezione, guarda caso, si parla proprio di banche:

Il piccolo principe non era ancora soddisfatto.
"Io se possiedo un fazzoletto, posso portarlo con me, se possiedo un fiore, posso coglierlo e portarlo con me. Ma tu non puoi raccogliere le stelle".
"No ma posso depositarle in banca"
"Che vuol dire?"
"Vuol dire che scrivo su un pezzetto di carta il numero delle mie stelle e poi chiudo a chiave questo pezzetto di carta in un cassetto"

Quindi fuffa. L'uomo d'affari non possiede niente non ha le stelle anche se le chiude in banca. In banca non ci sono i vostri soldi materiali ma solo cifre in un computer. Il contante che circola, quello fisico, è solo una minimissima parte di quello che invece contano le banche e che effettivamente non esiste. Raccontato nel piccolo principe sembra assurdo, eppure noi facciamo proprio questa cosa assurda! per amore di conoscenza (che son cose che è sempre bene sapere) vi lascio qui un video spiegazione sul signoraggio bancario:
E questo è l'insegnamento che ci lascia il piccolo principe:

"Io possiedo un fiore che annaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani dei quali spazzo il camino tutte le settimane. Perché spazzo il camino anche di quello spento. Non si sa mai. È utile ai miei vulcani, ed è utile al mio fiore che io li possegga. Ma tu non sei utile alle stelle..." L'uomo d'affari aprì la bocca ma non trovò niente da rispondere e il piccolo principe se ne andò.

Già, noi non abbiamo bisogno di banchieri e capitalismi, quando l'uomo lo capirà, questo sarà un mondo di pace. I soldi non hanno bisogno di uomini d'affari per circolare ed essere sopratutto REALI e far parte dell'economia reale.

Il quinto pianeta è quello del lampionaio. "È una bellissima occupazione, ed è veramente utile" il punto però sorge quando il lampionaio non ha tempo nemmeno per respirare. Non vi ricorda cose come 'il lavoro rende liberi' scritto sui cancelli di Auschwitz? Il lavoro non nobilita l'uomo, è l'uomo che quando fa qualcosa con amore e dedizione lo rende nobile. Questo concetto dovrebbe entrare nella testa di tutti. Vi ricordate 1984 di Orwell? L'uomo non deve avere bisogno di lavorare ma lavorare perché lui vuole farlo, e deve poter fare quello che fa meglio e quello che vuole fare. Questa è la condizione umana della schiavitù del lavoro, lavorare per vivere, lavorare perché non si vuole pensare, lavorare troppo per poi uccidersi. Quando il lampionaio dice: " Il pianeta di anno in anno ha girato sempre più in fretta e la consegna non è stata cambiata" è un altro punto su cui riflettere, vuol dire, che qualsiasi cosa deve adattarsi ai tempi che vanno sennò diventa obsoleta, tuttavia molte cose rimangono così perché a qualcuno fa comodo che così rimangano, portando spesso la società al limite, ed è il caso dei tanto da me citati Karoshi in Giappone.

Quest'uomo, si disse il piccolo principe, continuando il suo viaggio, sarebbe disprezzato da tutti gli altri. Tuttavia è il solo che non mi sembri ridicolo. Forse perché si occupa di altro che non di se stesso.

Verrebbe disprezzato dagli altri perché fa quello che gli altri non si abbasserebbero mai a fare ossia lavorare. Il re, L'uomo d'affari, e il vanitoso (il borghese benestante) sono tutte persone che si ergono al di sopra della massa. l'ubriaco, e quello che si mette anche al di sotto dell'umana decenza. Il lavoratore è quello che sta di mezzo e che subisce. Subisce perché è responsabile, subisce perché se non lavora la sua famiglia non mangia. Tuttavia per lavorare non ha il tempo di stare con la sua famiglia e allora a cosa serve? Ecco che il piccolo principe quando dice che l'uomo d'affari non possiede niente vuol dire che non ha l'essenziale, e il lavoratore gli sta simpatico perché ce l'ha, ma non può viverselo, ed è pena, ed è il lavoratore che gli ricorda casa sua, il suo essenziale, che comprende anche i suoi tramonti.

Il sesto pianeta è quello dello studioso, quello che studia tanto sui libri ma che non ha mai visto le montagne né i fiumi né nulla di quello che studia, lo studioso a cui non è data la possibilità di fare esperienza e a cui sta bene così. Anche questa è una condizione umana sbagliata in quanto ci vuole equilibrio nella vita. Sarà lui a consigliare al piccolo principe di visitare la terra che sarà appunto il settimo e ultimo pianeta. Il deserto della terra è il fondo, quello dove ti porta lo studio fino a se stesso. Che ti fa perdere di vista che il bello di sapere dove stanno le montagne è andare a scalarle non saperlo e basta, quindi il geografo manda il piccolo principe a fare esperienza del deserto, a far visita al suo se più profondo per ritrovarsi.
Arrivato sulla terra la prima "persona" che il piccolo principe trova è il serpente, che i cristiani sopratutto, associano al male ma che in realtà è simbolo di saggezza.
"Perché parli per enigmi?"
"Li risolvo tutti" disse il serpente.
E ancora:
"Dove sono gli uomini?" riprese dopo un po' il piccolo principe. " Si è un po' soli nel deserto..."
"Si è soli anche con gli uomini" disse il serpente.
Una verità che solo il serpente poteva rivelargli, infatti, non solo dirà molte verità al piccolo principe ma lo aiuterà a tornare sul suo pianeta, passando anche per cattivo perché lo uccide in virtù del fatto che non sempre la strada giusta è quella facile. Ma andiamo con ordine.
È sulla terra che, come abbiamo detto prima, dove il piccolo principe si sente tradito dalla sua Rosa in quanto gli aveva mentito sul suo essere unico, cosa che in realtà non è vera e per farglielo capire, subentra la volpe che tesse una situazione speculare al fiore sulla terra lasciandosi "addomesticare".

"Tu, fino a ora, per me , non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Ma se tu mi addomestichi, noi avremmo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."

Ed è sul discorso del fiore che il piccolo principe si chiede se il legame che ha con il fiore, il sentirsi responsabile per lui, non sia la conseguenza del fatto che la Rosa lo abbia addomesticato. Da qui, in tutti noi dovrebbe sorgere una domanda: Come nascono i legami? I legami ce li porta il vento come il seme della Rosa, ce li porta il caso come la volpe ma vanno anche via, tuttavia l'essere "coltivato" l'essere "addomesticato" è quello che resta. Nel bene o nel male, quello che si costruisce con l'altro resta per sempre. Ecco perché costruire legami buoni, pieni di rispetto e amore salverà sia il micro che il macro cosmo dell'uomo. Vi prego di prestare attenzione alle parole della volpe perché sono bellissime, quelle per convincere il piccolo principe ad addomesticarla, sottolinea come si possono amare le piccole cose e come quando queste cose, se fatte da qualcuno che si ama rendono felici.

"Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"

Nell'era degli smartphone e dell'alienazione tecnologica, quanto sacrosanta verità dice la volpe in queste tre righe? Da un lato pensateci, se l'amicizia si potesse comprare, quanto sarebbe ancora più marcio il mondo in cui viviamo? L'amicizia va conquistata e coltivata come il più importante dei tesori e se qualcuno ve la ributta in faccia, credetemi, non merita nemmeno un vostro sputo. (queste sono un po' le mie esperienze che parlano *coff*). Va coltivata, e infatti la volpe dice di avere pazienza e di avvicinarsi pian piano ogni giorno, vi ricordate quel detto che vi ho citato prima? Di togliersi le scarpe quando si entra nell'anima di qualcuno? Ecco il concetto è uguale. Un altra cosa molto bella che menziona la volpe è il creare dei riti, creare un mondo che leghi una persona ad un altra. Di solito, gli amici hanno passioni che li accomunano quindi, inevitabilmente, parlare di quelle passioni ogni volta che ci si rivede o farle come sport, disegnare, scrivere insieme, ecco quelle cose diventano un rito.

"Voi siete belle ma siete vuote" (perché non avete alcun legame, quindi siete sole, un esistenza fine a se stessa) disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia Rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia Rosa".

È commovente come lui difenda la sua rosa. Ed ecco qui la chiave di questo libro:

"Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante. Gli uomini hanno dimenticato questa verità Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."

Ed è dopo l'episodio della volpe che il nostro piccolo principe si appresta a tornare a casa, ha capito che deve tornare dalla sua rosa, ha trovato se stesso e deve tornare da chi ha bisogno di lui, così come l'aviatore ha trovato il pozzo con l'acqua (=la vita). Non vi dirò altro sul finale (più che altro perché sennò piango di nuovo) ma posso riassumervi la morale di questo libro in quest'immagine:


Il film:

Voglio spendere anche due parole sul film che se non avete visto vi invito a farlo! Il Film d'animazione è del 2015 diretto da Mark Osborne. Wikipedia
Di solito, quando si vanno a toccare le trame originali, di solito la reputo un eresia MA, in questo caso è stato magistrale. Ho amato il fatto che il film va su due filoni narrativi dove la storia del piccolo principe è stata riportata magistralmente per intero in stop Motion, mentre la storia "aggiunta" è il cartone normale. Il fatto che siano staccati me lo ha fatto apprezzare molto perché non avrei sopportato una distorsione di trama, e sono sicura che Mark Osborn stesso non si sarebbe mai azzardato. Tuttavia la trama "aggiunta" non è per nulla banale ANZI, approfondisce un punto di vista che rispecchia poi il  mondo di oggi e di cui vi ho accennato prima, ossia: come sarebbe il mondo governato dall'uomo d'affari?
Ecco, guardate le case rigide, squadrate, i rapporti umani pari a zero (anche quelli tra madre e figlia), praticamente, vedrete un po' il 1984 Orwelliano. La gente non ha più anima ne testa, va solo secondo gli affari e l'organizzazione, tenuta occupata per non farla pensare alle cose essenziali.Ed ecco che la casa dell'aviatore si trasforma nell'unico cuore pulsante di un mondo marcio.
Insomma, chi non lo ha visto corra a farlo! io avevo preso tantissimi appunti del film ma non voglio spoilerare troppo, ma io personalmente lo adoro (senza contare che piango come se non ci fosse un domani, ma questa è un altra storia LOL)


-Kenny

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