lunedì 16 gennaio 2017

[Recensione]Racconti di pioggia e di luna (Ugetsu Monogatari) - Ueda Akinari

"In una notte della tarda primavera del quinto anno dell'era Meiwa, finisco di scrivere quest'opera accanto alla mia finestra, mentre, cessata la pioggia, è apparsa la luna appena velata; perciò, nell'affidarla al tipografo, la intitolo Racconti di pioggia e di luna."


Autore: Ueda Akinari上田秋成
Titolo: Racconti di pioggia e di luna (Ugetsu Monogatari) 雨月物語
Traduzioni a cura di: Maria Teresa Orsi
Editore: Letteratura Universale Marsilio
Codice ISBN: 88-317-5109
Trama: Ueda Akinari (1734-1809) è uno dei rappresentanti più raffinati e originali della cultura del Giappone premoderno; buon conoscitore di letteratura cinese, sensibile filologo ed esegeta del patrimonio giapponese classico, è anche autore di racconti dove l'erudizione si intreccia alla fantasia, dove cronaca, storia e leggenda sono mescolate con mano sicura e anche gli elementi più drammatici e macabri acquistano una nuova raffinata coloritura grazie al gioco sapiente di allusioni e riferimenti alla grande pagina letteraria di epoca classica. Come scrittore ha legato al suo nome, oltre che all'Ugetsu Monogatari, allo Harusame Monogatari (Racconti della pioggia di primavera) scritto nel 1808, una raccolta di dieci racconti che spaziano dalla riproposta di eventi storici a libere elaborazioni di fatti di cronaca, leggende e tradizioni, rivissuti alla luce di un immaginazione che accetta il fantastico e il soprannaturale come parte integrante dell'esperienza umana.
Apparso nel 1768, Ugetsu Monogatari (Racconti di pioggia e di luna) è una raccolta di nove storie di fantasmi, nella quali l'autore utilizza spunti tratti dalla letteratura cinese e motivi di folclore, del romanzo e del teatro giapponesi, per rielaborare racconti del tutto originali. Ma questi elementi sono solo parte dell'intuizione poetica dell'autore di trasformare le sue "futili storielle" -come egli stesso aveva dichiarato con una modestia tendenziosa e poco convincente- in racconti dove il ricorso al soprannaturale è sopratutto un funzione estetica, la paura è mitigata dalla poesia e quando "cantano i fagiani e i draghi combattono" il brivido dell'orrore si accompagna all'emozione della bellezza.
Voto 5/5
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DA QUI POSSIBILI SPOILER IO VI HO AVVISATI!


Allora, partiamo dal fatto che io VENERO Maria Teresa Orsi XD purtroppo non mi è mai capitata come professoressa ma, mamma mia è una dea dell'orientalistica -giapponese- al pari del prof. Giorgio Amitrano che invece ho conosciuto in un contesto particolare, eravamo in un teatro a Napoli perché i ragazzi dell'Orientale dovevano fare da coro per cantare la canzone "Ue wo muite arukou" in una serata dedicata al Giappone e niente, mi ricordo che Amitrano ci fece scompisciare di risate alle prove LOL vabbè torniamo seri (Amitrano per intenderci è il traduttore di Banana Yoshimoto e mi pare pure di Murakami). Ma Torniamo al nostro caro Ueda Akinari. Dato che questo libro da il nome a questo blog, mi pareva giusto parlarvene e di farvi capire il mio amore per questo autore che ahimè, è leggermente bistrattato un po' da tutti a causa del fatto che si rifà alla letteratura cinese. Scemenze nazionalistiche che voglio capire dai giapponesi ma non dai non giapponesi. Comunque, anche se cosi non fosse, se ci fate caso, nei libri di letteratura gli viene dedicato veramente pochissimo spazio...
Credo che se non lo avesse curato la Orsi questo testo oggi non ce l'avremmo in italiano, che tristezza. Innanzitutto, se vi troverete tra le mani questo libro, la Orsi fa una bellissima ed esaustiva parentesi storica , giusto per darvi una spolverata del mondo che andrete a trattare perché purtroppo, se siete a digiuno di cultura e letteratura giapponese in generale, non solo Akinari, è difficile leggere un testo classico Giapponese, vi ritrovereste a fare avanti e indietro alle note cosa che ammetto è parecchio fastidiosa, ma NECESSARIA per la comprensione di tutta la poetica Giapponese, e mi riferisco alla "poetica" in quanto molte citazioni si rifanno anche a luoghi, quindi magari, se non vedete le note non saprete che il Sumida gawa è un fiume e rimanete con la faccia a punto interrogativo. (Esperienza personale quando studiavo i testi classici al primo anno U.U). Quindi, se vi addentrate in questo genere di letteratura, rassegnatevi a questa cosa, cioè più che rassegnarvi siatene pienamente consapevoli. Siate pure consapevoli del fatto che proprio perché occidentali e quindi sempre a digiuno di determinate conoscenze (del tipo, se non leggete le note non intuirete mai le citazioni che riportano a poesie del Man'yoshu, perché fidatevi, manco i giapponesi sanno TUTTE le poesie che contiene! Però sicuramente ne sanno più di noi. A me personalmente affascina questa cosa; all'epoca non esistevano le note quindi immaginate quanta cultura avevano le persone per leggere testi del genere, e mi riferisco ovviamente a tutti i classici della letteratura Giapponese. Nel caso specifico di Akinari c'è tantissima citazione anche alla letteratura cinese quindi immaginate un po'!).
Ma torniamo un attimo al titolo. Ricordo un attimo che io ho cambiato pioggia con neve perché neve è il significato del nome del mio cane. Dicevamo, già quest'ultimo fa capire al lettore che si parlerà di storie di fantasmi e che quindi, ci apprestiamo ad una lettura che dovrebbe toccare l orrorifico (tra l'altro mi pare che Akinari e Poe son pure dello stesso periodo stiamo parlando del 1700/1800) ma al contrario del romanzo gotico che si stava sviluppando in occidente (credo di avervi abbondantemente esaurito con la psicologia orrorifica di Poe, ma tranquilli dobbiamo ancora parlare di Mary Shelley ed altri, avrete di che sopportarmi!), comunque mentre il gotico occidentale si dava ai mostri, vampiri, follie varie e cose sanguinolente (lo stesso Poe amava murare la gente vi ricordate?) qui vi troverete di fronte ad una cosa strana.
Eh si perché, nonostante si parli di fantasmi e di demoni, non c'è nulla di orrorifico, ANZI il tutto è anche molto poetico. Io non credo di potervi spiegare adeguatamente cos'è il Mono no Aware ma qui, più di qualunque altro testo classico da me studiato,  è palpabile come la pioggia... (forse palpabile non è il termine adatto comunque si sente fisicamente) molti, se non tutti, lo descrivono come il sorprendersi dei giapponesi alla bellezza della Luna o quella di osservare i fiori di ciliegio. Io lo sento invece un sentimento malinconico-positivo (cioè  non è quella malinconia triste e depressa per intenderci) ma è molto bello, sopratutto se lo si avvolge ai topos letterari giapponesi.
A tal proposito, un film che secondo me ha una scena perfetta per darvi un immagine grafica di questa cosa, (e che mi ritroverò a citarvi in una storia proprio di questo libro) è la scena finale del film "Taboo-Gohatto" un film che mi ricordo, alle mie compagne di corso, piaceva per lo Yaoi =.=  (rapporti omosessuali tra uomini, ma non voglio dilungarmi qui su questo, se volete vi faccio un intera recensione solo sul film!) ma quando lo vidi io, me ne innamorai e non per lo yaoi, ma sopratutto per due scene: La camminata della Geisha e appunto la scena finale, ah no poi c'è anche quella che vi dirò dopo in una delle storie. Ho anche tutta la bellissima colonna sonora, le musiche sono del maestro Ryuichi Sakamoto. C'è anche il grande Takeshi Kitano (mai sentito parlare di Takeshi's castle? Si esatto lui che vedevate scorrazzare sulla macchinina a correre appresso ai concorrenti in realtà è un grande regista LOL) se volete vederlo ve lo lascio completo ma è in Giapponese senza sub quindi non so quanto capirete però potete sempre cercare la trama no? Ne vale la pena! (anche se non si capisce niente XD)


In questo film potete anche vedere un po' il mondo dei samurai che è praticamente il mondo in cui viveva Ueda Akinari sotto il bakufu (= governo militare) dei Tokugawa.
Dicevo, nella scena finale, a mio parere, c'è tantissimo mono no aware. Quando la vidi la prima volta,mi vennero i brividi. Si tratta del taglio del ciliegio. La caducità della vita, tema carissimo ai Giapponesi.
Un altro elemento che Akinari usa per indicarci che parlerà di Fantasmi è il paragone "cantano i fagiani e i draghi combattono" che sta alla pioggia e alla luna giapponesi per indicare i fantasmi nella letteratura cinese. E questo ci da anche l'altro elemento ossia l'importanza della letteratura cinese nei testi, noterete infatti che Akinari paragonerà i suoi contemporanei (signori, samurai, ecc) ad antichi cinesi piuttosto che ad antichi Giapponesi, credo sia questo quello che a molti da fastidio di questo autore, per me sinceramente è solo la prova di un erudizione smisurata. Quello che invece non ci dice Ueda Akinari ma lo si intuisce è il ritmo delle storie che rimarcano il teatro Nou (non ho la o col trattino sopra la u è uguale) che rende il tutto ancora più poetico se pensiamo che il teatro giapponese è strutturato su una filosofia zen, quindi vi lascio immaginare la bellezza. Infatti, quando nelle note del curatore leggete frasi come:
Il brivido dell'orrore si accompagna all'emozione della bellezza.
davvero è il miglior modo possibile per descrivere in breve questo libro.
Questo si suddivide, come abbiamo detto in nove racconti e per ognuno dirò qualcosa come ho fatto con Poe.

♥ 白峯 Shiramine (Il Picco bianco). Allora, prima di leggere questa storia, consiglio spassionato, leggetevi queste pagine:
Battaglia di Heiji
Battaglia di Hogen
Heike Monogatari
Taira
Minamoto
Guerra Genpei
E lo so, sono tantine ma se non le leggete non capite tutti i nomi che vengono menzionati XD ve la faccio breve, in pratica, l'imperatore Sutoku abdicò in favore dal figlio ma prese il suo trono Goshirakawa il fratello. Questo è importante perché in tutta la storia del Giappone MAI il trono è stato usurpato (come invece avveniva spessissimo in Cina) questo rende di fatto quella Giapponese la monarchia più longeva al mondo. Ora, i due imperatori diedero il via ad un periodo di scontri dove, oltre ad aver creato due corti, quella del nord e quella del sud, si fecero proteggere dai signori militari. Le due famiglie più potenti erano appunto  i Taira e i Minamoto. Ora, la cosa più difficile di queste battaglie, per quanto mi riguarda, è stata capire chi si schiera con chi perché ci troviamo figli, fratelli, zii, chi per uno, chi per un altro e si ammazzano tranquillamente fra di loro. I Taira hanno la meglio per tutto il tempo finché, nell'ultima battaglia a mare della guerra Genpei sopracitata, muoiono tutti i Taira, compreso Antoku il sovrano favorevole ai Taira che doveva salire al trono, che cade in mare con i tre simboli imperiali (la spada, lo specchio e il magatama -è un gioiello-) Questa è la storia in breve. Nel nostro racconto, il monaco Saigyou, sale sul monte Shiramine per far visita alla tomba di Sutoku, che è morto da solo in esilio nella seconda corte. DA NOTARE lo stato della tomba, mette tantissima tristezza ma non ve la descrivo. Troviamo un Sutoku demone, avvolto dall'ira ma non tanto per quello che gli è stato fatto in vita cioè l'abdicazione forzosa del trono, quanto per il rifiuto di accettare i cinque sutra da lui riscritti come espiazione delle sue colpe. Akinari quindi gioca sulla leggenda del fatto che se i Minamoto hanno vinto portando poi di fatto alla caduta dell'impero perché da li si sarebbe costituito il primo governo militare (attenzione! alla caduta dell'impero come esercitazione politica. L'impero continuerà ad esistere come di fatto esiste ancora tutt'oggi ma solo con carica spirituale), fosse la vendetta di Sutoku. Quando leggete questo racconto, al di là del dialogo tra il  monaco e l'imperatore, vi prego di tener d'occhio l'atmosfera e il ritmo della storia.

♥ 菊花の約 kikka no chigiri (L'appuntamento dei crisantemi).
"Non far crescere mai nel tuo giardino i salici che mettono germogli verdi all'arrivo della primavera. Non legarti a una persona dal cuore volubile. I salici crescono subito ma non resistono al primo soffio del vento d'autunno; le persone volubili si legano con  facilità ma se ne vanno presto e se i salici rinnovano il loro colore a ogni primavera, una persona infedele non farà più ritorno"
Il racconto che inizia con questa super verissima citazione (magari se lo avessi letto tempo fa altro che salici, mi sarei risparmiata proprio i pantani secchi XD) tornando a noi, è la storia che viene citata in Gohatto, il film sopra riportato. Perché? Perché questa storia parla, in maniera veramente toccante e profonda del VALORE dell'amicizia, del rispetto, delle promesse mantenute, della fiducia e sopratutto della lealtà dei samurai. -anche se incipit e fine della storia dicono l'opposto ma ci torniamo. Viene citata nel film dal generale giovane che la racconta al capitano, mi pare quando decidono di far uccidere il giovane protagonista (ma non ricordo avendolo visto tantissimo tempo fa).
La storia parla di due samurai che si incontrano per un caso fortuito. Soemon si prende cura di Samon e questi per ringraziarlo di averlo guarito dalla malattia, passa un po' di tempo da lui e nasce tra di loro un rapporto talmente forte al punto da ritenersi fratelli. Persino la madre di Soemon tratta Samon come un figlio (al  punto da dire vicino al vero figlio Soemon "tuo fratello" parlando di lui -questa storia mi ricorda un passato che non voglio ricordare ... ricordatevi i pantani secchi XD-) comunque, viene il momento per Samon di tornare nella sua provincia ma si promettono di rivedersi il giorno dei crisantemi.
Il giorno stabilito però, Samon non si presenta se non a tarda notte sotto forma di spettro. Racconta che era stato trattenuto contro la sua volontà dal suo ex signore e non ha trovato altro modo che uccidersi per onorare la promessa dell'appuntamento. Questa scena è il magone puro. Dovete leggere per capire cosa intendo. Soemon va dal signore per riscattare il corpo e lo vendica.
Come vi ho anticipato, sia l'inizio che la fine della storia finiscono con il senso completamente opposto; la frase finale è questa:
"Ah, è proprio vero, non bisognerebbe mai legarsi a persone inconstanti."
Il motivo è ancora in dibattito tra gli studiosi, tuttavia, fornirò la mia personale opinione:
All'inizio è come se Akinari ci desse un consiglio perché a breve ci mostrerà appunto cosa vuol dire invece una persona costante, sincera e leale. Mentre la frase finale è un po' secondo me, uno scherno, nel senso come se portasse intrinsecamente questa domanda "e ora lettore, era meglio avere un amico leale per cui hai ucciso e che per la sua lealtà è morto o un amico sleale e che quindi ti avrebbe bellamente appeso fregandosene, ma così non moriva nessuno?"
A volte le scelte giuste non son le più facili  e questa ne è la prova. Un Giapponese sceglierebbe sempre e comunque la lealtà, ma, uscendo un attimo dall'ottica della cultura Giapponese, voi? Cosa fareste voi per i vostri amici? e loro per voi? Intanto se avete altre teorie scrivetele nei commenti che sono curiosa!

♥浅茅が宿 Asaji ga yado (La casa fra gli sterpi). Questa è una delle storie più belle. Katsushiro, decide di andare alla capitale per vendere delle stoffe promettendo alla moglie Miyagi che sarebbe tornato in inverno (credo quindi dopo un anno), ma mentre l'altro è fuori, il paese è scosso da guerre intestine tra i signori delle varie province che impediscono a Katsushiro di tornare a casa per ben sette anni. Miyagi non va via dal villaggio, avendo promesso al marito che lo avrebbe aspettato e così muore (presuppongo di stenti, visto che tutti vanno via dal villaggio). Dopo sette anni, Katsushiro torna e ritrova la sua casa nascosta dai rovi e in rovina e ritrova il fantasma della moglie. L'atmosfera è tremendamente nostalgica e triste perché c'è quella sensazione, quella "traccia" che lascia l'amore anche dopo la morte.

♥夢応の鯉魚 Muou no rigyo (La carpa del sogno). Questa è la più strana ma anche molto affascinante, è come se fosse un racconto divertente stracolmo di bellezza, se esiste una definizione  simile ? Comunque mi ha dato questa sensazione. Il monaco Kogi, tra i tanti suoi dipinti, era particolarmente affezionato ad un suo disegno che rappresentava delle carpe. Finché, un giorno smise di respirare ma a causa del petto ancora caldo non viene sepolto. Infatti dopo tre giorni, Kogi si risveglia...
E vi lascio così hahaha =P

♥ 佛法慣 Buppousou (La ghiandaia celeste). Il monaco Muzen andò con suo figlio presso il monte Kouya, sede del santuario del Buddhismo Shingon. Decidono di passare la notte al tempio per pregare e comporre versi ed è qui che odono il canto della ghiandaia, un uccello raro in Giappone e quindi per questo, considerato sacro nel Buddhismo. Ad un tratto, vengono interrotti da un signore e il suo seguito. Il signore è Toyotomi Hidetsugu. Muzen e suo figlio si troveranno a passare la notte a banchettare con gli spiriti e a comporre poesie (e anche in mezzo ad una battaglia fra spettri XD) La cosa bellissima è che tutto questo è tremendamente poetico, BELLO.

♥吉備津の釜 Kibitsu no kama (La pentola di Kibitsu). Questa è la storia più spaventosa. Una donna gelosa in Giappone dopo la morte (ma anche stesso in vita e questo rende interessante il fatto di come, i sentimenti estremi, spaventino i Giapponesi che sono famosi nel mondo come il popolo più calmo ed educato!) può trasformarsi in una volpe o in un serpente, in pratica un demone ed è proprio questo quello che succede. Nel momento in cui Shotaro deve sposare Isora, si effettua un rito in cui si mette a bollire dell'acqua in una pentola (appunto la pentola di kibitsu). Se ci sarà buona sorte per l'unione, la pentola emetterà un suono ma, nel caso di Shotaro e Isora, rimane perfettamente in silenzio. Tuttavia le famiglie dei due decidono di ignorare il presagio e di farli convolare a nozze. Ben presto Shotaro si innamora di una prostituta e, ingannata la moglie, scappa con lei verso la capitale. Per il dispiacere Isora muore. E sarà proprio il suo fantasma ad uccidere l'amante del marito e tanto non si placherà fin quando non ucciderà anche Shotaro. Avete mai sentito parlare del Genji Monogatari? (che praticamente sta ai giapponesi come la divina commedia sta a noi) un episodio del genere succede a dama Rokujo, uno dei più bei capitoli del Genji. (di questo io ho solo 9 capitoli che ci fecero comprare per l'esame, perché l'edizione INTERA -che quando ho fatto io l'esame era in traduzione- tradotta dalla Orsi, manco a farlo apposta, costa sopra i 100 euro e ciaone, rimane un sogno lontano!). Ho trovato molto interessante questa storia per i rituali, sia il rito della pentola sia i riti "anti-demone".

♥蛇性の婬 Jasei no in (La passione del serpente). Questa è un altra storia che ha per protagonista un serpente che si ostina ad amare un poveretto. Non scrivo più di tanto perché questa è la storia più articolata e vale comunque la pena leggerla, sopratutto se siete interessati sia ai demoni del Giappone, sia ai vari rituali e credenza che caratterizzano il folklore nipponico. Questa storia sposta l'ago più sui fantasmi che sulla bellezza poetica ma non manca di delicatezza, tratto ormai distintivo della scrittura di Akinari.

♥青頭巾 Aozukin (Il cappuccio blu). Il monaco zen Kaian si ritrova a placare la rabbia famelica di un monaco, che avendo perso l'amore di un fanciullo (ebbene si l'omosessualità era cosa normale in Giappone anche -e sopratutto- nelle caste di monaci e samurai) si era trasformato in un demone -praticando il cannibalismo- Il monaco guarisce la sua anima con un  koan, sorta di problemi senza soluzione razionale che vengono proposti dal maestro al discepolo in un incontro personale. (Anche se ciò mi lascia perplessa perché il koan è una pratica della scuola Rinzai zen e non della Soto, scuola di cui fa parte Kaian). Questa è un altra storia che detta cosi vi fa pensare all'orrore e invece è di una delicatezza sopraffina.
"Sulla baia splende la luna, il vento mormora tra i pini, la notte è eterna e pura: per quale ragione?"
 ♥貧福 Hinpukuron (Dibattito su ricchezza e povertà). E siamo giunti all'ultima storia dove Akinari si abbandona ad una "tranquilla" critica del suo tempo, su come veniva amministrata la ricchezza dagli uomini e come funziona il Karma. Oltre ad essere un espediente geniale per trattare tali argomenti è anche piacevole leggerli -cioè non sono pesanti-. Lo spirito dell'oro va a trovare il signore Sanai che si è arricchito. Interessantissimo poi, l'ultimo capoverso che si conclude così:

"Sanai meditò sugli avvenimenti della notte e quando, riflettendo, riusci ad afferrare il il significato delle parole 'il popolo in pace si affida alla propria casa', si senti pervaso da una profonda fiducia. Era senza dubbio un ottimo auspicio di un periodo di grande prosperità"

Dove il kanji di casa 家 (ie) compare nel nome di Tokugawa Ieyasu, quindi si parla di lui, capostipite del bafuku più longevo che durerà fino al 1867.

L'atmosfera per questi racconti è questa (anche se richiama più il titolo del mio blog che del libro hahaha ma intendo l'atmosfera malinconica, triste e romantica allo stesso tempo).
Artist: Tsuchiya Koitsu (1870-1949) Title: Snow on the Ukimido at Katada Date: 1934
Credo che le persone dovrebbero leggere molta  letteratura classica Giapponese, capirebbero molto sulla bellezza e come è una mente abituata a guardare bellezza ovunque.

È il mio classico preferito quindi

-kenny

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